I protagonisti della Schubertiade del primo marzo scorso (vedi ARTICOLO) si raccontano con parole e musica, come Franz Schubert nei salotti di primo Ottocento...
martedì 17 maggio 2011
lunedì 14 marzo 2011
Da “guastatore” a conduttore tv. Ferrara vince facile?
Parole che fanno notizia quelle di Giuliano Ferrara, che stavolta non si è guadagnato la solita ospitata televisiva, bensì un nobile spazio nel palinsesto primaverile di RaiUno. Un editoriale di cinque minuti che da stasera andrà in onda dal lunedì al venerdì alle 20,30, tra il Tg1 di Augusto Minzolini e i pacchi di Affari tuoi. Uno spazio storicamente ambito e rimasto vuoto dopo l’ultima puntata del Fatto di Enzo Biagi.
«Ho avuto l’offerta di rifare la mia vecchia rubrica Radio Londra e l’ho accettata». Così il direttore del Foglio spiegava, alla fine dello scorso febbraio, il suo imminente ritorno in tv a quasi quattro anni dall’abbandono - nel 2007 - della conduzione di Otto e mezzo su La7. Qui Radio Londra è il titolo del nuovo programma, che si ispira a quello che l’Elefantino fece tra il 1988 e il 1994, prima per Canale5 e poi per Italia1.
«Spero di fare polemica, di rompere la cappa di ipocrisia, di dispiacere a certi giornali, a certi commentatori». Una speranza, quella di Ferrara, che si è realizzata ancora prima di averla dichiarata. La sua recentissima discesa in campo - giornalistico e politico - a difesa del premier Silvio Berlusconi, coinvolto nel caso Ruby-gate, ha infatti già infuocato gli animi. Come non sono affatto passate inosservate le sue pubbliche accuse rivolte al Gruppo Espresso il 10 febbraio scorso - durante un’ospitata di 6 minuti in diretta al Tg1 delle 20 - colpevole, a suo dire, di voler «abbattere Berlusconi con mezzi extra-parlamentari ed extra-istituzionali». Ma a chi a sua volta lo accusa di essere poco credibile di fronte al pubblico televisivo italiano, perché dichiaratamente “di parte”, lui risponde: «Non sono il consigliere di Berlusconi. Faccio un giornale, scrivo dei commenti e in questo senso do consigli alla politica». E aggiunge: «Il Cavaliere mi darà mille occasioni per parlare male di lui». Ma allo stesso tempo sottolinea: «Sull’inchiesta di Milano però ho le idee chiare: è un processo stregonesco, messo in piedi da pedinatori, giornalisti e magistrati. Un boomerang per gli oppositori del premier. L’alternativa ai leader si costruisce con la politica».
La bufera sull’ammontare del compenso, poi, non promette di placarsi in tempi rapidi. Lo stesso Ferrara, nei giorni scorsi, ha dichiarato a Repubblica.it che guadagnerà «3 mila euro a puntata, 15 mila euro a settimana. Contratto di due anni, opzione per il terzo». E c’è già chi si schiera in sua difesa, come il quotidiano Libero, che in un articolo di Franco Bechis ha pubblicato i compensi di altri presentatori Rai, da Fabio Fazio (34 mila euro per ogni puntata di Che tempo che fa) a Michele Santoro (19.500 euro per ogni serata di Annozero), da Giovanni Floris (17 mila per Ballarò, più i bonus legati allo share) al defunto Enzo Biagi (che tra il 1995 e il 2002 per Il Fatto avrebbe intascato il doppio del compenso previsto attualmente per Ferrara). E c’è chi, come Marco Travaglio - a proposito del via libera del consiglio di amministrazione della Rai all'introduzione di alcune variazioni nella programmazione televisiva, come appunto Qui Radio Londra - intervistato da Affaritaliani.it ironizza così: «Ferrara al posto di Biagi? Benissimo, finalmente! A RaiUno si sentiva proprio la mancanza di una voce vicina al Presidente del Consiglio. È una rete piena di comunisti. Era ora che si riequilibrasse un po’ tutto quell’anti-berlusconismo».
Ferrara però non sembra temere il confronto con il suo predecessore Biagi e la critica politico-giornalistica: «Non sono Biagi, non accarezzo il pelo del gatto nel verso giusto. Ho messo in conto le critiche. E conosco l’apologo di Arbasino: brillante promessa quando lavoravo a RaiTre, solito stronzo quando andai sulle tv di Berlusconi, venerato maestro a Otto e mezzo dove volevano venire tutti. Per un certo ambiente, ora tornerò il solito stronzo».
Il “guastatore” Ferrara per ora si è facilmente guadagnato la sua poltrona di conduttore. Per non cadere, però, dovrà fare boom di ascolti. E forse vincere non sarà così facile.
mercoledì 2 marzo 2011
Giovanni Guglielmo ai “Martedì del Conservatorio”. Un concerto, tre generazioni a confronto
Un confronto arricchente quello assaporato ieri pomeriggio - sia dagli interpreti sul palco che dal numeroso pubblico in sala - alla Schubertiade dei “Martedì del Conservatorio” di Vicenza. Un concerto interamente dedicato all’opera cameristica di Schubert, interpretata da tre diverse generazioni di musicisti. La prima, rappresentata dal soprano Silvia Celadin e dal pianista Pierluigi Piran, poco più che trentenni, che hanno avuto l’opportunità di suonare “alla pari” con due Maestri di decennale esperienza. La seconda, rappresentata dal M° Antonio Maria Tessoni, titolare dal 1989 della cattedra di Pianoforte Principale presso il Conservatorio “A. Pedrollo” di Vicenza ed ideatore del concerto. Infine la terza, rappresentata dal M° Giovanni Guglielmo, la cui carriera vanta numerosi e prestigiosi incarichi nonché riconoscimenti. È stato, infatti, primo violino solista dell’Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia e dell’Orchestra Nazionale di Santa Cecilia di Roma, direttore del Conservatorio di Vicenza, fondatore di famosi gruppi cameristici quali L’Arte dell’Arco e I Solisti Filarmonici Italiani, Accademico dell'Accademia Olimpica di Vicenza e Socio Corrispondente dell'Accademia Galileiana di Padova.
«Il rapporto con i giovani è per me vitale, non sento nessuna differenza» spiega il M° Guglielmo, che ha regalato al pubblico due Sonate per violino e pianoforte. La Sonata in sol minore op. 137 n° 3 in duo con il giovane Piran e la Sonata in la maggiore op. postuma 162 in duo con il M° Tessoni. Piran ha commentato così la sua esecuzione: «Suonare con il Maestro Guglielmo è un piacere ed è molto facile. Ho avuto l’onore di suonare anche in passato con lui, con il Maestro Tessoni e con Silvia, ma stasera sono felice di aver avuto l’opportunità di farlo insieme a tutti loro».
Tessoni, che ha fortemente voluto questo concerto, sottolinea che il suo principio ispiratore è stato quello di «permettere l’incontro fra diverse personalità di musicisti - anche in età diversa - per creare una possibilità di scambio, di comunicazione attraverso la musica e di arricchimento reciproco». Ha suonato infatti in duo anche con la Celadin (Cinque Lieder per soprano e pianoforte su poesie di Wolfagang Goethe) e con Piran (Allegro in la minore op. 144 Lebensstürme - Tempeste della vita - per pianoforte a quattro mani). «Se non c’è un contatto umano tra i due pianisti è difficile poter suonare insieme. Bisogna volersi bene», puntualizza Piran.
Come bis i quattro musicisti hanno presentato il trio Der Hirt auf dem Felsen (Il pastore sulla roccia), originariamente per voce, clarinetto e pianoforte, ma curiosamente adattato per l’occasione: il violino al posto del clarinetto e al pianoforte non uno bensì due pianisti. «Il trio di Schubert nasce con il clarinetto, che è più simile alla voce, però con il violino del Maestro Guglielmo ho sentito la forza del dialogo. Era come parlare senza aver bisogno di parlare», ha commentato la Celadin.
«Ognuno di noi ha portato il suo bagaglio di esperienze, chi maggiore e chi minore. E questo ha creato una vivacità, un’interazione anche sul piano umano, che è quello che permette alla musica di essere, di vivere e di arrivare anche a chi l’ascolta. Se non c’è l’umanità delle persone, arriva poco». Un monito - quello di Tessoni - che non ha età.
domenica 20 febbraio 2011
Sanremo 2011: vince la canzone che emoziona
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| FONTE: corriere.it |
«La canzone è bella quando le emozioni arrivano». Parole che sembrano quasi una profezia quelle pronunciate da Roberto Vecchioni alla vigilia della sua vittoria al 61° Festival della Canzone Italiana. Ieri sera, infatti, ha vinto la sua Chiamami ancora amore, la sua poesia, il suo grido d’amore per l’umanità, per la libertà di pensiero, per la vita. Ha vinto quell’intreccio tra musica e parole che ha saputo emozionare il Teatro Ariston, la critica e, soprattutto, la maggioranza dei telespettatori (anche quelli che non hanno “votato”).
E a sorpresa - non succedeva ormai da anni - la canzone è tornata al centro dello spettacolo. E non solo quella trionfatrice. L’apprezzamento dimostrato dai media e dagli italiani per la maggior parte dei brani in gara ha sconfitto quell’etichetta “noiosa” che stava facendo degenerare la storica gara canora. Per merito di testi e di melodie che sanno appassionare, per merito di artisti che - seppur di generazioni diverse - li sanno interpretare. E per merito di una scelta stilistica competente e accurata, affidata - nell’anno del 150° anniversario dell’Unità d’Italia - ad un pilastro della musica leggera italiana: Gianni Morandi.
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| FONTE: corriere.it |
Premio di consolazione per Al Bano Carrisi e per la sua Amanda è libera, che insieme sono saliti sul terzo gradino del podio. Un cantante che conferma così la sua nazional-popolarità, attraverso la sua vocalità inconfondibile e un testo non di condanna ma di speranza sociale. «Occhi che sognano giorni di libertà» quelli di Amanda, tenuti chiusi da un «branco di uomini ricchi d’infamità». Ma ora «Amanda è libera come una rondine, sopra le nuvole della sua ingenuità».
Generazioni a confronto, che hanno saputo esprimere in musica le diverse sfaccettature della vita e del sentire comune; che hanno saputo ascoltare i bisogni della gente, senza lasciarla - finalmente - indifferente.
giovedì 10 febbraio 2011
Il duo Celadin-Tessoni e quella magica alchimia tra poesia e musica
Il canto e il pianoforte sono stati i co-protagonisti del concerto tenuto lo scorso 5 febbraio a Gorizia dal duo formato dal soprano Silvia Celadin e dal pianista Antonio Maria Tessoni. “Liszt e la canzone d’arte nel romanticismo tedesco”: questo il titolo del pomeriggio musicale inserito nel ciclo invernale della stagione concertistica Gorizia Classica 2010/2011, che ha voluto omaggiare così Franz (Ferenc) Liszt nel 200° anniversario della nascita.
«Ogni pagina di Lied è come una pagina di diario, un nostro momento di vissuto le cui emozioni non vengono annotate, bensì espresse da quella magica alchimia tra poesia e musica». Così il M° Tessoni ha voluto presentare il programma all’appassionato pubblico presente in sala, catturando l’attenzione anche con la lettura dei testi poetici tradotti prima di ogni esecuzione. Così vi voglio introdurre alla visione e all’ascolto della video-intervista rilasciata dal duo alla fine del concerto, corredata dei momenti musicali più intensi e del commento del Direttore Artistico di Gorizia Classica Giorgio Samar.
«Ogni pagina di Lied è come una pagina di diario, un nostro momento di vissuto le cui emozioni non vengono annotate, bensì espresse da quella magica alchimia tra poesia e musica». Così il M° Tessoni ha voluto presentare il programma all’appassionato pubblico presente in sala, catturando l’attenzione anche con la lettura dei testi poetici tradotti prima di ogni esecuzione. Così vi voglio introdurre alla visione e all’ascolto della video-intervista rilasciata dal duo alla fine del concerto, corredata dei momenti musicali più intensi e del commento del Direttore Artistico di Gorizia Classica Giorgio Samar.
Il duo ha proposto un programma interamente dedicato alla celebrazione del Lied dell’Ottocento romantico come “poesia della poesia”, come “frammento dell’anima” (stando all’espressione del germanista Ladilslao Mittner), come rappresentazione di una esperienza umana interiore vissuta in tutta la sua pienezza. Nel Lied la musica non solamente “incontra” la poesia ma “si fonde” con essa, crea un tutt’uno, un legame inscindibile e un fine condiviso: andare oltre a ciò che le parole riescono ad esprimere. Nei Kunstlieder (canzoni d’arte) di Franz Schubert - su testi di Johann Wolfgang von Goethe - il pianoforte non accompagna il canto ma crea la Stimmung, l’atmosfera, il clima espressivo, pur sempre con quella semplicità ed eleganza che caratterizza il gusto viennese. Robert Alexander Schumann, invece, dai suoi Lieder fa scaturire una Stimmung più di gusto germanico, dando maggior spazio al pianoforte con lunghi preludi e postludi, e integrando completamente la voce nella struttura generale. Nella seconda metà del secolo la musica vocale da camera prende due strade: quella conservatrice seguita da Johann Brahms, che sottolinea la dimensione intimista e camerista del Lied, e quella moderna seguita da Hugo Wolf e Franz (Ferenc) Liszt, che la espandono. Wolf è un innovatore dal punto di vista della scelta dei testi, grazie anche al contributo poetico di Eduard Mörkel. Non più inscindibilmente legati alla Sehnsucht, alla tipica “nostalgia” romantica, ma più vicini ad altri aspetti della vita quotidiana: dalla dimensione erotica a quella umoristica. I Lieder di Liszt subiscono una dilatazione formale, mirata ad enfatizzare la scrittura strumentale e vocale. Spesso il canto è estroverso, abbandona le curve melodiche: la musica si ferma e la voce parla.
E così il pianismo d’esperienza di Antonio Maria Tessoni, che fu allievo di Bruno Canino e che dal 1989 è titolare della cattedra di Pianoforte Principale presso il Conservatorio “A. Pedrollo” di Vicenza, si fonde con la promettente vocalità lirica di Silvia Celadin, diplomata brillantemente in canto nel 2008 presso il Conservatorio “F. Venezze” di Rovigo. In Die Loreley, Freudvoll und leidvoll e O lieb, so lang du lieben kannst di Liszt il pianoforte lascia “parlare” la voce, e la voce ricambia lasciando “cantare” le sue melodie al pianoforte, che le dilata e le rielabora. La gestualità e la mimica della Celadin - composta, mai esagerata, non teatrale bensì di gusto filologicamente “salottiero” - rafforza le diverse dimensioni espressive dei testi: dal sentimento nostalgico di Nur wer die Sehnsucht kennt di Schubert, alla pena d’amore di Die Lotosblume di Schumann; dalle lacrime che scendono al chiarore della luna in Die Mainacht di Brahms, alla scenetta umoristica del ragazzino che parla al topo in Mausfallen-Sprüchlein di Wolf. Il gesto pianistico di Tessoni interseca le parole, le sottolinea, le incontra con spontaneità e le incornicia con fluidità; dinamizza gli eventi poeticamente e musicalmente drammatici, senza mai sopraffare il canto.
domenica 23 gennaio 2011
Siamo immondizia
Una cartaccia che vola dal finestrino di una lussuosa auto in corsa. Un’immagine che purtroppo non sono riuscita ad immortalare - per testimoniare l’ignoranza di un'umanità immonda - ma che mi torna in mente ogni volta che cammino in campagna, lontano dal caos cittadino. Un’immagine che ahimè si materializza ad ogni passo in una incredibile varietà di oggetti che giacciono sul ciglio della strada, nelle tranquille acque dei fossati, sull’erba dei campi, offendendo e deridendo Madre Natura.
Nel giro di 2 chilometri di viuzze immerse nel verde di uno sconosciuto paesino veneto, non si riescono a contare tutti quei “cadaveri” - di plastica, di carta, di alluminio, di polistirolo ecc. - che danno fastidio non solo alla vista, ma soprattutto al cuore. Ed è spontaneo pensare alla mano di chi li ha gettati per terra volontariamente, cercando di dargli un volto, cercando di capire il perché di un simile gesto. Disgustoso e immotivato.
Il volto di chi ha mangiato caramelle.
Il volto di chi ha fatto merenda.
Il volto di chi si è soffiato il naso.
Il volto di chi ha lavato i vetri.
Il volto di una donna con il ciclo mestruale.
Il volto di chi “lancia” sacchetti pieni.
Il volto di chi ha comprato un decoder.

Se, come disse Aristotele, “noi siamo ciò che facciamo ripetutamente”… beh, siamo proprio immondizia.
mercoledì 5 gennaio 2011
L’Urlo della Terra. Trattore e aratro al posto dei pennelli
Si può urlare anche restando in silenzio. Come ha fatto Dario Gambarin, che in sella al suo trattore ha dipinto il famoso Urlo di Munch su un terreno di 50.000 metri quadrati. L’opera di land art è stata realizzata dall’artista veronese lo scorso novembre nella campagna di Castagnaro, in provincia di Verona.
«Il mio è un grido non solo di angoscia, come era quello del pittore norvegese, ma anche di allarme: salviamoci, fino a che siamo in tempo». Gambarin spiega così il suo atto di protesta pacifico contro il dissesto idrogeologico del territorio che ha portato al recente alluvione in Veneto. «Non si può tradire la terra perché è come tradire noi stessi e la nostra vita, ogni forma di vita. Il territorio va protetto, difeso, pensando al futuro, alle generazioni che verranno». L’Urlo di Gambarin, dipinto “a ruota libera” con l’aratro al posto del pennello, è ben visibile dall’alto; dallo stesso cielo che non ha dato tregua agli alluvionati nemmeno il giorno di Natale.
Usando la terra al posto della tela, nel 2010 l’artista veneto ha voluto interpretare a modo suo anche altri avvenimenti dell’anno, come la vincita morale di Nelson Mandela ai mondiali di calcio e i sofferti colloqui di pace tra israeliani e palestinesi spinti dagli Stati Uniti.
Mandela Winner, spiega Gambarin, «è un omaggio al leader sudafricano che considero il vincitore morale di questi mondiali di calcio. Ho grande rispetto per Mandela e per la sua lotta per i diritti dell’uomo».
«L’arte è un’avventura dello spirito, del pensiero e dell’immaginazione creativa. Solo chi ha il coraggio di affrontare questo viaggio con libera volontà, assumendosi il rischio della propria integrità, può esplorare queste sfaccettate realtà».
Questo è il manifesto artistico di Dario Gambarin. L’arte né politicizzata né fine a se stessa. Ma terrena e UMANA.
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