lunedì 18 luglio 2011

“Daydream”: avere talento non è solamente un sogno
Margherita Pirri racconta il suo nuovo album

Margherita non ha ancora 26 anni (li compirà il prossimo 28 agosto) ma di sogni realizzati comincia ad averne tanti. Perché avere talento non è solamente un sogno. Come dimostra "Daydream", il suo nuovo album.



C’è nell’aria una musica… di un nuovo album, giusto?
Il nuovo cd è pronto ed è completamente autoprodotto. È stata dura ma anche interessante e quasi una sfida poter seguire in prima persona tutte le fasi di produzione: la scelta dei brani, la fase di registrazione in studio, gli arrangiamenti, la sequenza delle canzoni, la grafica delle varie copertine e del libretto, la produzione vera e propria con tanto di parte burocratica con la siae… Insomma, è davvero una bella soddisfazione avere in mano il cd finito. Questa volta ho avuto la fortuna di poter collaborare con un bravo chitarrista romano, Piergiorgio Faraglia, che nei brani “Danse” e “A Piece of life” mi ha accompagnato con la sua magica chitarra 12 corde.

Qual è il filo conduttore che lega le canzoni contenute nel tuo nuovo album?  
Il titolo del cd è "Daydream", che significa "sogno ad occhi aperti"… È anche il titolo di una canzone inserita nel cd, a cui sono particolarmente legata. Il sogno,infatti, è un tema ricorrente in diverse canzoni, come anche il tempo che passa, che è per me una metafora della musica che ci permette di sognare ad occhi aperti, di perderci… Ma anche di trovare dentro di noi sentimenti o emozioni lontane, quasi dimenticate, e che la nostra vita quotidiana fatta di routine tende ad affossare. Il filo conduttore è sempre l'emozione, cosa per me più importante quando scrivo una canzone… cerco così di trasmettere la forte passione che provo per la musica. In questo cd ho inserito canzoni in quattro lingue: inglese, francese, italiano e tedesco. La canzone in tedesco è stata un esperimento, ho composto una specie di Lied molto classicheggiante dandogli però un'impronta pop-moderna.

Questo è il cd numero…?
Tre. Il primo, I'm changing, del 2009, è una raccolta di canzoni che avevo registrato nel corso di qualche anno e di altre composte per dei cortometraggi. Diciamo che contiene canzoni di genere diverso: pop, folk e anche qualcosa di latino-americano ma sempre abbastanza arrangiate. Il secondo invece, My secret place, è del 2010 ed è molto più intimista, con canzoni anche solo chitarra+voce e piano+voce. Raccoglie buona parte delle canzoni con cui mi esibisco dal vivo. 

Come intendi promuovere il tuo nuovo lavoro?
Posso già dirti che sono tra i 20 finalisti del Biella Festival che si svolgerà il 21-22 ottobre e in quell'occasione cercherò di promuoverlo!

Hai partecipato anche alle selezioni per Sanremo Giovani 2011. Non sei stata scelta, ma la tua canzone ha colpito lo stesso nel segno…
Sì, “Lorelei" non è stata scelta a Sanremo Giovani ma è stata inserita in una pubblicità per Reneé Blanche, che è andata in onda proprio nella settimana Sanremese in prima serata su Rai 1… i casi della vita! Ora sto continuando la collaborazione con la stessa casa di produzione romana, grazie a cui ho scritto la musica per un nuovo spot tv di cui non posso ancora parlarti... Lo vedrai sicuramente a settembre! Comporre colonne sonore per prodotti audio-visivi è un'altra mia grande passione.

Come vanno i passaggi in radio?
A marzo di quest'anno su Radio 1 DEMO è stata trasmessa una puntata speciale dedicata al mio secondo cd con un'intervista negli studi Rai a Saxa Rubra. Sarò sempre grata a Michael Pergolani e Renato Marengo per l'aiuto e lo spazio che danno ai giovani artisti.

Ad oggi, qual è il tuo sogno nel cassetto?
La mia speranza è quella di poter vivere della mia passione, di musica. Il sogno più grande è quello di riuscire a musicare un intero film e poter portare le mie canzoni alle orecchie di tutti. 



Pensiamo allora già a domani… progetti futuri? 
Spero ce ne siano sempre di più. Ce n’è qualcuno di interessante in vista ma per scaramanzia non ti anticipo nulla. Ti posso però dire che una mia canzone del cd, "Your arms around me", che si trova anche su youtube, è stata inserita in una compilation americana di musica acustica, la metteranno in vendita su amazon, ma non so ancora quando. Il tutto grazie a un'etichetta californiana, 272 records, dopo avermi ascoltato su myspace. Davvero una piccola grande soddisfazione!

martedì 17 maggio 2011

Giovanni Guglielmo ai “Martedì del Conservatorio”. Un concerto, tre generazioni a confronto. La VIDEO-INTERVISTA

I protagonisti della Schubertiade del primo marzo scorso (vedi ARTICOLO) si raccontano con parole e musica, come Franz Schubert nei salotti di primo Ottocento...


lunedì 14 marzo 2011

Da “guastatore” a conduttore tv. Ferrara vince facile?

Parole che fanno notizia quelle di Giuliano Ferrara, che stavolta non si è guadagnato la solita ospitata televisiva, bensì un nobile spazio nel palinsesto primaverile di RaiUno. Un editoriale di cinque minuti che da stasera andrà in onda dal lunedì al venerdì alle 20,30, tra il Tg1 di Augusto Minzolini e i pacchi di Affari tuoi. Uno spazio storicamente ambito e rimasto vuoto dopo l’ultima puntata del Fatto di Enzo Biagi.

«Ho avuto l’offerta di rifare la mia vecchia rubrica Radio Londra e l’ho accettata». Così il direttore del Foglio spiegava, alla fine dello scorso febbraio, il suo imminente ritorno in tv a quasi quattro anni dall’abbandono - nel 2007 - della conduzione di Otto e mezzo su La7. Qui Radio Londra è il titolo del nuovo programma, che si ispira a quello che l’Elefantino fece tra il 1988 e il 1994, prima per Canale5 e poi per Italia1. 
«Spero di fare polemica, di rompere la cappa di ipocrisia, di dispiacere a certi giornali, a certi commentatori». Una speranza, quella di Ferrara, che si è realizzata ancora prima di averla dichiarata. La sua recentissima discesa in campo - giornalistico e politico - a difesa del premier Silvio Berlusconi, coinvolto nel caso Ruby-gate, ha infatti già infuocato gli animi. Come non sono affatto passate inosservate le sue pubbliche accuse rivolte al Gruppo Espresso il 10 febbraio scorso - durante un’ospitata di 6 minuti in diretta al Tg1 delle 20 - colpevole, a suo dire, di voler «abbattere Berlusconi con mezzi extra-parlamentari ed extra-istituzionali». Ma a chi a sua volta lo accusa di essere poco credibile di fronte al pubblico televisivo italiano, perché dichiaratamente “di parte”, lui risponde: «Non sono il consigliere di Berlusconi. Faccio un giornale, scrivo dei commenti e in questo senso do consigli alla politica». E aggiunge: «Il Cavaliere mi darà mille occasioni per parlare male di lui». Ma allo stesso tempo sottolinea: «Sull’inchiesta di Milano però ho le idee chiare: è un processo stregonesco, messo in piedi da pedinatori, giornalisti e magistrati. Un boomerang per gli oppositori del premier. L’alternativa ai leader si costruisce con la politica».

La bufera sull’ammontare del compenso, poi, non promette di placarsi in tempi rapidi. Lo stesso Ferrara, nei giorni scorsi, ha dichiarato a Repubblica.it che guadagnerà «3 mila euro a puntata, 15 mila euro a settimana. Contratto di due anni, opzione per il terzo». E c’è già chi si schiera in sua difesa, come il quotidiano Libero, che in un articolo di Franco Bechis ha pubblicato i compensi di altri presentatori Rai, da Fabio Fazio (34 mila euro per ogni puntata di Che tempo che fa) a Michele Santoro (19.500 euro per ogni serata di Annozero), da Giovanni Floris (17 mila per Ballarò, più i bonus legati allo share) al defunto Enzo Biagi (che tra il 1995 e il 2002 per Il Fatto avrebbe intascato il doppio del compenso previsto attualmente per Ferrara). E c’è chi, come Marco Travaglio - a proposito del via libera del consiglio di amministrazione della Rai all'introduzione di alcune variazioni nella programmazione televisiva, come appunto Qui Radio Londra - intervistato da Affaritaliani.it ironizza così:  «Ferrara al posto di Biagi? Benissimo, finalmente! A RaiUno si sentiva proprio la mancanza di una voce vicina al Presidente del Consiglio. È una rete piena di comunisti. Era ora che si riequilibrasse un po’ tutto quell’anti-berlusconismo».

Ferrara però non sembra temere il confronto con il suo predecessore Biagi e la critica politico-giornalistica: «Non sono Biagi, non accarezzo il pelo del gatto nel verso giusto. Ho messo in conto le critiche. E conosco l’apologo di Arbasino: brillante promessa quando lavoravo a RaiTre, solito stronzo quando andai sulle tv di Berlusconi, venerato maestro a Otto e mezzo dove volevano venire tutti. Per un certo ambiente, ora tornerò il solito stronzo».

Il “guastatore” Ferrara per ora si è facilmente guadagnato la sua poltrona di conduttore. Per non cadere, però, dovrà fare boom di ascolti. E forse vincere non sarà così facile.


mercoledì 2 marzo 2011

Giovanni Guglielmo ai “Martedì del Conservatorio”. Un concerto, tre generazioni a confronto

Un confronto arricchente quello assaporato ieri pomeriggio - sia dagli interpreti sul palco che dal numeroso pubblico in sala - alla Schubertiade dei “Martedì del Conservatorio” di Vicenza. Un concerto interamente dedicato all’opera cameristica di Schubert, interpretata da tre diverse generazioni di musicisti. La prima, rappresentata dal soprano Silvia Celadin e dal pianista Pierluigi Piran, poco più che trentenni, che hanno avuto l’opportunità di suonare “alla pari” con due Maestri di decennale esperienza. La seconda, rappresentata dal M° Antonio Maria Tessoni, titolare dal 1989 della cattedra di Pianoforte Principale presso il Conservatorio “A. Pedrollo” di Vicenza ed ideatore del concerto. Infine la terza, rappresentata dal M° Giovanni Guglielmo, la cui carriera vanta numerosi e prestigiosi incarichi nonché riconoscimenti. È stato, infatti, primo violino solista dell’Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia e dell’Orchestra Nazionale di Santa Cecilia di Roma, direttore del Conservatorio di Vicenza, fondatore di famosi gruppi cameristici quali L’Arte dell’Arco e I Solisti Filarmonici Italiani, Accademico dell'Accademia Olimpica di Vicenza e Socio Corrispondente dell'Accademia Galileiana di Padova.

«Il rapporto con i giovani è per me vitale, non sento nessuna differenza» spiega il M° Guglielmo, che ha regalato al pubblico due Sonate per violino e pianoforte. La Sonata in sol minore op. 137 n° 3 in duo con il giovane Piran e la Sonata in la maggiore op. postuma 162 in duo con il M° Tessoni. Piran ha commentato così la sua esecuzione: «Suonare con il Maestro Guglielmo è un piacere ed è molto facile. Ho avuto l’onore di suonare anche in passato con lui, con il Maestro Tessoni e con Silvia, ma stasera sono felice di aver avuto l’opportunità di farlo insieme a tutti loro».

Tessoni, che ha fortemente voluto questo concerto, sottolinea che il suo principio ispiratore è stato quello di «permettere l’incontro fra diverse personalità di musicisti - anche in età diversa - per creare una possibilità di scambio, di comunicazione attraverso la musica e di arricchimento reciproco». Ha suonato infatti in duo anche con la Celadin (Cinque Lieder per soprano e pianoforte su poesie di Wolfagang Goethe) e con Piran (Allegro in la minore op. 144 Lebensstürme - Tempeste della vita - per pianoforte a quattro mani). «Se non c’è un contatto umano tra i due pianisti è difficile poter suonare insieme. Bisogna volersi bene», puntualizza Piran.

Come bis i quattro musicisti hanno presentato il trio Der Hirt auf dem Felsen (Il pastore sulla roccia), originariamente per voce, clarinetto e pianoforte, ma curiosamente adattato per l’occasione: il violino al posto del clarinetto e al pianoforte non uno bensì due pianisti. «Il trio di Schubert nasce con il clarinetto, che è più simile alla voce, però con il violino del Maestro Guglielmo ho sentito la forza del dialogo. Era come parlare senza aver bisogno di parlare», ha commentato la Celadin.

«Ognuno di noi ha portato il suo bagaglio di esperienze, chi maggiore e chi minore. E questo ha creato una vivacità, un’interazione anche sul piano umano, che è quello che permette alla musica di essere, di vivere e di arrivare anche a chi l’ascolta. Se non c’è l’umanità delle persone, arriva poco». Un monito - quello di Tessoni - che non ha età. 

domenica 20 febbraio 2011

Sanremo 2011: vince la canzone che emoziona

FONTE: corriere.it
«La canzone è bella quando le emozioni arrivano». Parole che sembrano quasi una profezia quelle pronunciate da Roberto Vecchioni alla vigilia della sua vittoria al 61° Festival della Canzone Italiana. Ieri sera, infatti, ha vinto la sua Chiamami ancora amore, la sua poesia, il suo grido d’amore per l’umanità, per la libertà di pensiero, per la vita. Ha vinto quell’intreccio tra musica e parole che ha saputo emozionare il Teatro Ariston, la critica e, soprattutto, la maggioranza dei telespettatori (anche quelli che non hanno “votato”).

E a sorpresa - non succedeva ormai da anni - la canzone è tornata al centro dello spettacolo. E non solo quella trionfatrice. L’apprezzamento dimostrato dai media e dagli italiani per la maggior parte dei brani in gara ha sconfitto quell’etichetta “noiosa” che stava facendo degenerare la storica gara canora. Per merito di testi e di melodie che sanno appassionare, per merito di artisti che - seppur di generazioni diverse - li sanno interpretare. E per merito di una scelta stilistica competente e accurata, affidata - nell’anno del 150° anniversario dell’Unità d’Italia - ad un pilastro della musica leggera italiana: Gianni Morandi.

FONTE: corriere.it
«Non ci deve essere discriminazione tra canzone e canzone d’autore», dice Vecchioni. «L’unica differenza sta nelle metafore, più numerose nei testi autoriali». Ma quello che conta, ci tiene a ribadire, sono le emozioni. Ne sanno qualcosa Emma e i Modà che con la loro Arriverà hanno conquistato la medaglia d’argento, sfiorando di poco il posto più alto del podio. Una canzone che parla d’amore attraverso immagini concrete, della «tristezza dei pianti» che si trasformeranno in «sorrisi lucenti», del «sapore del bacio più dolce e un abbraccio» che «scalderà».

Premio di consolazione per Al Bano Carrisi e per la sua Amanda è libera, che insieme sono saliti sul terzo gradino del podio. Un cantante che conferma così la sua nazional-popolarità, attraverso la sua vocalità inconfondibile e un testo non di condanna ma di speranza sociale. «Occhi che sognano giorni di libertà» quelli di Amanda, tenuti chiusi da un «branco di uomini ricchi d’infamità». Ma ora «Amanda è libera come una rondine, sopra le nuvole della sua ingenuità».

Generazioni a confronto, che hanno saputo esprimere in musica le diverse sfaccettature della vita e del sentire comune; che hanno saputo ascoltare i bisogni della gente, senza lasciarla - finalmente - indifferente. 

giovedì 10 febbraio 2011

Il duo Celadin-Tessoni e quella magica alchimia tra poesia e musica

Il canto e il pianoforte sono stati i co-protagonisti del concerto tenuto lo scorso 5 febbraio a Gorizia dal duo formato dal soprano Silvia Celadin e dal pianista Antonio Maria Tessoni. “Liszt e la canzone d’arte nel romanticismo tedesco”: questo il titolo del pomeriggio musicale inserito nel ciclo invernale della stagione concertistica Gorizia Classica 2010/2011, che ha voluto omaggiare così Franz (Ferenc) Liszt nel 200° anniversario della nascita.

«Ogni pagina di Lied è come una pagina di diario, un nostro momento di vissuto le cui emozioni non vengono annotate, bensì espresse da quella magica alchimia tra poesia e musica». Così il M° Tessoni ha voluto presentare il programma all’appassionato pubblico presente in sala, catturando l’attenzione anche con la lettura dei testi poetici tradotti prima di ogni esecuzione. Così vi voglio introdurre alla visione e all’ascolto della video-intervista rilasciata dal duo alla fine del concerto, corredata dei momenti musicali più intensi e del commento del Direttore Artistico di Gorizia Classica Giorgio Samar.



Il duo ha proposto un programma interamente dedicato alla celebrazione del Lied dell’Ottocento romantico come “poesia della poesia”, come “frammento dell’anima” (stando all’espressione del germanista Ladilslao Mittner), come rappresentazione di una esperienza umana interiore vissuta in tutta la sua pienezza. Nel Lied la musica non solamente “incontra” la poesia ma “si fonde” con essa, crea un tutt’uno, un legame inscindibile e un fine condiviso: andare oltre a ciò che le parole riescono ad esprimere. Nei Kunstlieder (canzoni d’arte) di Franz Schubert - su testi di Johann Wolfgang von Goethe - il pianoforte non accompagna il canto ma crea la Stimmung, l’atmosfera, il clima espressivo, pur sempre con quella semplicità ed eleganza che caratterizza il gusto viennese. Robert Alexander Schumann, invece, dai suoi Lieder fa scaturire una Stimmung più di gusto germanico, dando maggior spazio al pianoforte con lunghi preludi e postludi, e integrando completamente la voce nella struttura generale. Nella seconda metà del secolo la musica vocale da camera prende due strade: quella conservatrice seguita da Johann Brahms, che sottolinea la dimensione intimista e camerista del Lied, e quella moderna seguita da Hugo Wolf e Franz (Ferenc) Liszt, che la espandono. Wolf è un innovatore dal punto di vista della scelta dei testi, grazie anche al contributo poetico di Eduard Mörkel. Non più inscindibilmente legati alla Sehnsucht, alla tipica “nostalgia” romantica, ma più vicini ad altri aspetti della vita quotidiana: dalla dimensione erotica a quella umoristica. I Lieder di Liszt subiscono una dilatazione formale, mirata ad enfatizzare la scrittura strumentale e vocale. Spesso il canto è estroverso, abbandona le curve melodiche: la musica si ferma e la voce parla.

E così il pianismo d’esperienza di Antonio Maria Tessoni, che fu allievo di Bruno Canino e che dal 1989 è titolare della cattedra di Pianoforte Principale presso il Conservatorio “A. Pedrollo” di Vicenza, si fonde con la promettente vocalità lirica di Silvia Celadin, diplomata brillantemente in canto nel 2008 presso il Conservatorio “F. Venezze” di Rovigo. In Die Loreley, Freudvoll und leidvoll e O lieb, so lang du lieben kannst di Liszt il pianoforte lascia “parlare” la voce, e la voce ricambia lasciando “cantare” le sue melodie al pianoforte, che le dilata e le rielabora. La gestualità e la mimica della Celadin - composta, mai esagerata, non teatrale bensì di gusto filologicamente “salottiero” - rafforza le diverse dimensioni espressive dei testi: dal sentimento nostalgico di Nur wer die Sehnsucht kennt di Schubert, alla pena d’amore di Die Lotosblume di Schumann; dalle lacrime che scendono al chiarore della luna in Die Mainacht di Brahms, alla scenetta umoristica del ragazzino che parla al topo in Mausfallen-Sprüchlein di Wolf. Il gesto pianistico di Tessoni interseca le parole, le sottolinea, le incontra con spontaneità e le incornicia con fluidità; dinamizza gli eventi poeticamente e musicalmente drammatici, senza mai sopraffare il canto.

domenica 23 gennaio 2011

Siamo immondizia

Una cartaccia che vola dal finestrino di una lussuosa auto in corsa. Un’immagine che purtroppo non sono riuscita ad immortalare - per testimoniare l’ignoranza di un'umanità immonda - ma che mi torna in mente ogni volta che cammino in campagna, lontano dal caos cittadino. Un’immagine che ahimè si materializza ad ogni passo in una incredibile varietà di oggetti che giacciono sul ciglio della strada, nelle tranquille acque dei fossati, sull’erba dei campi, offendendo e deridendo Madre Natura.

Nel giro di 2 chilometri di viuzze immerse nel verde di uno sconosciuto paesino veneto, non si riescono a contare tutti quei “cadaveri” - di plastica, di carta, di alluminio, di polistirolo ecc. - che danno fastidio non solo alla vista, ma soprattutto al cuore. Ed è spontaneo pensare alla mano di chi li ha gettati per terra volontariamente, cercando di dargli un volto, cercando di capire il perché di un simile gesto. Disgustoso e immotivato.

Il volto di chi ha fumato.



Il volto di chi ha mangiato caramelle.



Il volto di chi ha ricaricato il cellulare.


Il volto di chi ha fatto merenda.



Il volto di chi ha bevuto.








Il volto di chi ha pranzato.




Il volto di chi si è soffiato il naso.


Il volto di chi ha mangiato una banana.


Il volto di chi la banana non l'ha mangiata.


Il volto di chi è ammalato.



Il volto di chi è sfortunato al gioco.


Il volto di chi ha lavato i vetri.


Il volto di chi ha fatto l’amore.


Il volto di una donna con il ciclo mestruale.


Il volto di chi abbandona sacchetti vuoti.



Il volto di chi “lancia” sacchetti pieni.


Il volto di chi ha comprato un decoder.


Il volto di chi ha trovato una sorpresina nell’ovetto.


Se, come disse Aristotele, “noi siamo ciò che facciamo ripetutamente”… beh, siamo proprio immondizia.